email facebook twitter google+ linkedin pinterest
LAC Lugano Arte e Cultura
Calendario e informazioni >
X Chiudi

Sabato
18 novembre

14.00

LAC Sala Teatro

Dalle ore 14.00
Conferenze e documentari
Sala refettorio

Ore 17.00
Concerto

Fuori abbonamento 
in co-produzione con il LAC

Nishat Khan sitar - La notte del sitar indiano

Sabato 18 novembre, ore 14.00 Conferenza e approfondimenti

Concerto

Tickets

Perché è così difficile comprendere la musica indiana
con  Marcello Sorce Keller, Institut für Musikwissenschaft, Universität Bern

Anche quando l'Occidente era totalmente dominato da una presuntuosa visione eurocentrica della storia e dell'arte (peraltro non del tutto superata), il contatto con le musiche dell'India era per gli europei oltremodo sconcertante. Anche l'ascoltatore più ingenuo rimaneva colpito dalla sua evidente complessità e dalla sua altrettanto percepibile indecifrabilità.

Quando verso la metà del XVIII secolo il subcontinente indiano entrò nella sfera del colonialismo britannico, musicisti e studiosi inglesi cominciarono ad interessarsi alla musica che incontravano alla corte dei Maharaja e dei Sultani. Ne erano affascinati perché era evidente che non la si potesse definire “primitiva”. Era altrettanto evidente, e la documentazione storica lo confermava, che si trattasse di una tradizione colta, sviluppatasi nell'arco di millenni.

La sua complessità era facilmente descrivibile, ma era il suo “senso” a rimanere elusivo. Moltissimo si è ormai scritto sulle musiche dell'India ed è oggi ben possibile entrare nella loro logica. Quando ci riusciamo, il premio consiste nel godere di una esperienza estetica, di natura assai differente rispetto a quella offerta da Mozart, Beethoven, o Wagner. Per arrivarci occorre però avere la disponibilità a cercare il senso della musica in forme e concatenazioni di suoni che la nostra formazione di europei rende difficile percepire. La precondizione per riuscirci è quella di seppellire nel dimenticatoio il luogo comune – totalmente errato – secondo il quale la musica sarebbe un “linguaggio universale”. 

Marcello Sorce Keller da giovanissimo, in qualità di arrangiatore e pianista, ha prodotto parecchio inquinamento musicale; poi prese un dottorato in musicologia (University of Illinois). Successivamente si è occupato di antropologia e sociologia della musica, insegnando in università e conservatori, negli Stati Uniti, Italia, Svizzera, Malta e Australia. Ha contribuito a riviste specialistiche e opere di consultazione (UTET, Garzanti, Einaudi, Grove, Garland, Sage, Bloomsbury). Il suoi ultimi libri sono What Makes Music European (Scarecrow 2012) e, con Linda Barwick, Italy in Australia's Musical Landscape (Lyrebrd 2012). Ormai pensionato, si tiene in contatto col mondo accademico in qualità di Assoziierter Forscher all'Institut für Musikwissenschaft dell'Università di Berna. 


Ore 17.00 Concerto con Nishat Khan

Il suo linguaggio sonoro trascende le barriere dei generi musicali e i confini culturali della musica indiana.
La stampa internazionale lo ha paragonato a Jimi Hendrix e Bach, e la sua musica dicono sia un’esperienza d’estasi per l’ascoltatore.
Nishat Khan è oggi uno dei più famosi ed eleganti musicisti suonatori di sitar della nuova generazione. La sua grande versatilità lo ha portato a “dialogare” sul palco con Eric Clapton, John McLaughlin, Philip Glass, Carlos Santana, tra gli altri, e a lavorare per dare vita ed emozione, con la sua musica, a film di registi quali Bernardo Bertolucci e James Ivory. È il presente e il futuro del sitar, un ponte sonoro tra India e Occidente, costruito, come accade anche nella migliore musica jazz, sull’improvvisazione.