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Grigorij Sokolov, pianoforte

Robert Schumann
Kreisleriana, otto fantasie per pianoforte op. 16

Sergej Rachmaninov 
Dieci preludi per pianoforte, op. 23

Grigorij Sokolov è considerato uno dei massimi pianisti viventi. Classe 1950, è degno erede di una tradizione incarnata da interpreti come Richter, Horowitz, Gilels e ancora Glenn Gould e Benedetti Michelangeli. Sicuramente perché sa immergersi nella musica svelandone le profondità nascoste, riscoperte ad ogni nuova esecuzione, tanto che, per le sue incisioni, ha sempre prediletto i “live” allo studio di registrazione. Ma anche perché Sokolov è un misterioso Salinger del pianoforte che non vorrebbe apparire mai. Mite, gentilissimo eppure avvolto da un’aura di uomo solitario e ascetico.
Ogni concerto è un’esperienza unica: il suo suono è una forza magnetica: tondo, granitico, pastoso, altamente poetico. In scena deborda una fantasia continua, esuberante, febbrile, con interpretazioni sempre coerenti ma diversissime, sera dopo sera.
I suoi ammiratori sanno bene che rimanere incollati alla sedia ad applaudire regala una terza parte di programma, quella fatta d’innumerevoli bis.