venerdì 02 dicembre

Sala Teatro

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  • Tracciabilità garantita

Rotterdam Philharmonic Orchestra
Lahav Shani
, direttore
Yefim Bronfman, pianoforte
 

Ludwig van Beethoven
Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore, op. 37

Anton Bruckner
Sinfonia n. 9 in re minore

Il concerto viene registrato dalla RSI.

Lahav Shani e la Rotterdam Philharmonic Orchestra
«La prima volta a Rotterdam fu un vero e proprio elettroshock, una folgorazione. Capii immediatamente che volevo stare lì. Sapevo che cercavano un successore di Yannick Nézet-Séguin e da lì in poi questo fu per me un obiettivo, ma un po’ anche un test, non sapevo se avrebbe funzionato. Devo ammettere che si trattò di una sorta di amore a prima vista, un feeling che ho avvertito fin dal primo momento» dice Lahav Shani intervistato su Amadeus.

Lahav Shani non ha ancora 35 anni ma ha già in mano la sua chiave per costruire un legame forte tra direttore e orchestra. Come ha fatto con la Rotterdam Philharmonic Orchestra, che lo ha voluto per una collaborazione stabile due mesi dopo il primo concerto insieme. Un rapporto imprevedibile e una sintonia non scientifica, che dipende dallo studio, dall’impegno condiviso ma anche dall’affinità elettiva tra musicisti. «Se funziona o no è anche questione di chimica – continua Shani –, significa che nonostante si faccia tutto nel migliore dei modi può non funzionare; ossia che, anche se non vi sono stati errori, non è scontato ottenere come risultato un buon concerto».

Lo stesso feeling si è creato con la Israel Philharmonic Orchestra, che lo ha voluto come prima guida dopo 50 anni con Zubin Mehta. Contrabbassista e pianista, Shani ha sempre saputo di voler fare il musicista e proprio tra le file della Israel Philharmonic, durante le sessioni di prove quando frequentava le scuole superiori, ha maturato la decisione di fare il direttore d’orchestra.

La musica di Beethoven è stata il banco di prova per il primo disco inciso da Shani con la Rotterdam Philharmonic, che includeva il Quarto Concerto per pianoforte e orchestra e la Settima Sinfonia. Musica molto eseguita e cartina di tornasole per l’unicità dell’atmosfera che direttore e orchestra sanno creare.

Yefim Bronfman
La terza spalla per il concerto in do minore di Beethoven è Yefim Bronfman, pianista russo-israeliano conosciuto in tutto il mondo grazie alle descrizioni entusiaste di Philip Roth nel suo romanzo La macchia umana: «Poi appare Bronfman. Bronfman il brontosauro! Mr. Fortissimo! Entra Bronfman e suona con un ritmo e una spavalderia tali da cacciare la mia morbosità fuori dal ring».