lunedì 14 dicembre

Sala Teatro

Giovanni Antonini, direttore
Bertrand Chamayou, pianoforte

Joseph Martin Kraus
Ouverture Olympie

Ludwig van Beethoven
Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore, op. 37
Sinfonia n. 5 in do minore, op. 67

Kammerorchester Basel e Giovanni Antonini

Tutti i grandi direttori d’orchestra tendono a infondere le loro idee interpretative nei capolavori della musica. Delle Sinfonie di Beethoven, sicuramente la lettura di Giovanni Antonini con la Kammerorchester Basel è stata pioneristica nell’approccio storico filologico e nella scelta dei tempi e dei metronomi. La loro incisione integrale – insieme alle esperienze di Herreweghe con La Chapelle Royale, cosi come quelle della connazionale Tonhalle-Orchester Zürich con Zinman o di Harnoncourt con la Chamber Orchestra of Europe – ha sicuramente dato una spinta verso l’obbedienza al tempo e al fluire del suono in tutte le sezioni dell’orchestra, che cattura per la bellezza delle linee musicali. Quello di Antonini è un Beethoven riscoperto, pieno di sole, canzoni e drammi lirici. I Crescendo possono ricordare Rossini.

L’attenzione alla polifonia suggerisce Vivaldi. La miscela di colori è spesso mozzafiato. Felice ritorno a Lugano è quello del brillante pianista francese di Tolosa, Bertrand Chamayou, già apprezzato nel 2016 con Charles Dutoit e la Royal Philharmonic Orchestra. Noto per la sua tecnica e la sua notevole abilità musicale, Chamayou è interprete del Concerto per pianoforte più ricco di inventiva di Beethoven, il primo per strumento solista e orchestra che rechi inconfondibili le tracce del genio beethoveniano combinando l’intimità con l’energia, la serenità con l’arguzia.

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